La Vita Segreta della Carta

aragostelle (William Trivelli)

Dopo aver conseguito il diploma da geometra ho fatto il tirocinio a Roma presso uno zio architetto. Quando zio Ugo finiva un progetto consegnava ai committenti i prospetti disegnati a mano e poi colorati con acquerelli (oggi si direbbe “rendering”). Io lo osservavo affascinato mentre colorava quelle sagome e restavo meravigliato dal modo in cui creava le ombre. Sono passati 40 anni e conservo ancora gli acquerelli che usava lui, me li regalò a tirocinio ultimato prima di tornare a Termoli. Alcuni dei miei lavori sono stati fatti proprio con quei colori.

Non è tanto il disegno che mi affascina, ma è fare vivere un foglio di carta bianca. Usare qualche goccia di acqua colorata (ma anche vino o caffè) per dare vita a forme piatte, dare loro volume e altre dimensioni. La magia degli acquerelli è il loro essere trasparenti, quasi un sogno, una fiaba, qualcosa che tocchi e non tocchi.

Ho praticato con passione e costanza per tanti anni la pesca in apnea, amo cucinare, grazie agli insegnamenti della nonna materna siciliana, amo mangiare e apprezzo il buon vino pur non essendo un esperto, infine suono semi professionalmente il contrabbasso da oltre trent’anni.

Elementi di tutte queste passioni sono presenti nei miei acquerelli. Cerco di riportare sulla carta tutto il bello che trovo in qualsiasi cosa, dai colori del mare, dei grappoli d’uva in autunno, di una bottiglia di vino oppure volti ed espressioni di musicisti o le armoniose forme di uno strumento di liuteria.

Qualsiasi oggetto può nascondere la Bellezza.

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