Tintilia – Vitigno Autoctono

Tintilia – Vitigno Autoctono

In Molise la storia della vitivinicoltura può essere distinta in due fasi: fino a metà dell’Ottocento essa era quasi completamente concentrata nelle zone collinari più interne delle province di Campobasso e Isernia ad altitudini variabili dai 250 ai 600 m; in seguito, con la bonifica delle aree litoranee e con l’avvento della riforma fondiaria, la coltivazione della vite si spostò molto velocemente nelle zone pianeggianti dove, utilizzando forme d’allevamento espanse (tendone) e vitigni generosi, raggiungeva livelli quantitativi di produzione impensabili altrove.

Vitigni un tempo considerati validi, vennero rapidamente abbandonati per far posto ad altri; a farne le spese fu soprattutto la Tintilia che per secoli fu considerata dai molisani la migliore vite da vino.
Negli ultimi 10-15 anni la qualità ha assunto un ruolo fondamentale nella filiera vitivinicola. Anche in Molise ci si é ricordati dei vitigni autoctoni dimenticati, provvedendo al loro recupero, operando un percorso inverso a quello che ne aveva decretato il declino, con il fine di riportarli nelle zone di coltivazione d’elezione, non solo per un’occasione “enologica”, ma per rifare la storia di un territorio, nella consapevolezza che bisogna recuperare della tradizione ciò che è realizzabile, moderno.
La “Tintilia” il suo nome presumibilmente dall’etimo “tinto” che in lingua iberica significa “rosso”, è caratterizzata da un colore rosso scuro, nel catalogo internazionale delle varietà era riportata come sinonimo di Bovale Grande o Bovale Sardo, essa è risultata invece, dagli studi sul germoplasma, condotti dall’A.R.S.I.A.M. (Agenzia Regionale per lo Sviluppo e l’Innovazione in Agricoltura nel Molise) (dott. Pierluigi Cocchini, dott. Luigi Cinquina), in collaborazione con il S.A.V.A. ( Dipartimento di Scienze Animali, Vegetali e dell’Ambiente) dell’Università del Molise (dott.ssa Antonella Angiolillo ), totalmente diversa dalle varietà in questione.
Dopo una fase preliminare di monitoraggio e l’individuazione dei vigneti, si é proceduto alla valutazione delle metodologie analitiche attualmente disponibili, per la caratterizzazione genetica della Tintilia, utilizzando i microsatelliti o Strs (Short tandem repeat), dei marcatori ampiamente usati per l’identificazione e il confronto di materiale vegetale e animale.
I risultati dell’analisi genetica eseguita su tutti i campioni analizzati sono stati sorprendenti: 21 dei 22 campioni di Tintilia presi in esame sono risultati perfettamente identici tra loro e ben distinti sia dal Bovale Grande sia dal Bovale Sardo; il 22° campione é invece risultato completamente diverso sia dalla Tintilia sia dal Bovale, probabilmente per un errore in fase di campionamento. Si può cosi affermare che tutti i campioni analizzati, provenienti da 21 vigneti distribuiti nel territorio regionale del Molise, sono cloni appartenenti ad una popolazione omogenea e geneticamente distinti dalla varietà Bovale Grande, perciò si esclude il presunto legame di parentela tra la Tintilia e quest’ultima>>

L’analisi genetica ha confermato quindi l’esistenza di più cloni appartenenti ad un’unica varietà, la Tintilia.
La Tintilia, che appartiene al gruppo ampelografico delle “Tintorie”è un vitigno ricco in polifenoli (tannini, antociani), dotato di elevata rusticità e adattabilità alle condizioni pedoclimatiche dell’alta collina molisana, mal si adatta alla pianura e con scarsa produttività (resa max 80 ql/ha); per tali caratteristiche è stato ingiustamente trascurato e solo l’ostinata perseveranza di pochi agricoltori ne ha impedito la definitiva scomparsa.
La sua area originaria comprendeva gran parte del Molise centrale ed Alto Molise. Dai risultati del censimento del 1884 si evidenziò che la Tintilia era la varietà maggiormente diffusa nel Molise. Essa era presente in quasi tutti i Comuni viticoli situati nelle zone interne della Regione.
La vite ha una vigoria media ed una produttività discreta. Presenta una notevole colatura dei fiori, probabilmente per difficoltà di allegagione, per cui il grappolo che si forma risulta spargolo e alato. Questo si presenta, a maturità, di grandezza medio-piccolo, con acini ovoidali, con buccia pruinosa e consistente, di colore nero bluastro, a stacco molto facile, con sapore leggermente aromatico. La maturazione dell’uva è media e nelle zone tipiche di media alta collina si verifica intorno all’inizio di ottobre.
Sul territorio molisano si riscontrano almeno due biotipi di Tintilia: uno con uva a buccia colorata e succo incolore ed un’altra con buccia e succo intensamente colorati.
La caratteristica fondamentale della sua uva è data dalla notevole carica delle sostanze coloranti e tanniche che trasmette integralmente al vino, il quale assume riflessi nero-violacei. Il vino che si ottiene è di intensa colorazione, di odore vinoso, denso e corposo, e si presta, con una buona tecnica di invecchiamento, ad un notevole affinamento delle qualità organolettiche. Si abbina bene ai formaggi stagionati, ai salumi, pasta al ragù, carne e polenta.

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