Stanno lì. Quasi non ce ne accorgiamo.

Nell’universo delle cose quotidiane, di tutti i giorni.

Utili. Futili.

Si fondono, quasi si confondono tra utensili e strumenti.

Legate ad abitudini che si abituano ai mutamenti del tempo, ai suoi comportamenti.

Zuppiere nelle credenze, tra i vasi e le zuccheriere.

Sui tavoli tra limpidi vetri, volteggiano nelle architetture delle sovrastrutture.

Geometriche e rigorose.

Leziose e smorfiose.

Tonde in maiolica, in argento o preziose in porcellana distinguono ed elevano mondi sociali.

Ciascuna con la sua storia. Precisa.

Ricordi ed esistenze.

Echi di cose nuove. Immaginate, vissute.

Testimoni di un’arte itinerante che porta con sé colori, stili. Forme senza nome.

Sono visioni e rivelazioni.

Sono bianche. Abili mani lasciano segni. Disegni d’Oriente.

Gli insetti di molti colori, volano. Leggeri si posano sulle foglie e sbocciano i variopinti fiori.

Blu, verde, viola. Esuberanti e dissonanti. Rosso vivo e magnifico. Ponticelli e figurette abitano paesi blu e di porpora.

Sono scoperte di mondi interessanti. Sono favole di animali, forme di conchiglie e melograni.

Sono ciò che sono, semplicemente. Vivono il loro presente.